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lunedì, 28 luglio 2008

Il pacco al chiodo

lospazioConsiderazioni di un partecipante alla prima rassegna Autori nel cassetto, Attori sul comò in scena a a Roma, TeatroLoSpazio da giovedì 24 a lunedì 29 luglio 2008.

Accade tutto in una temperata sera di luglio al TeatroLoSpazio.it. Le bancarelle di Via Sannio sono chiuse, e a San Giovanni si riesce a parcheggiare facilmente persino un furgone. Nel quartiere che ospita una delle Basiliche di Roma, viene indetto un concorso per corti intitolato “Autori nel cassetto, attori sul comò”. Letto l’annuncio, da bravo attore chiamo subito il mio regista: “L’occasione giusta per andare in scena”. Lui accoglie la proposta e ci iscriviamo.

Le regole sono ferree, i corti non possono superare i 15 minuti, pena lo spegnimento della luce e addio finale, che significa, per un corto, addio corto… Così ci mettiamo a cronometrare la nostra performance finché ci assicuriamo il ritmo giusto. Ogni persona pagante avrà in mano una scheda su cui apporre, a fine serata, il nome del corto preferito (e io, col mio superpacco, parto avvantaggiato), in più, ogni serata 5 giurati voteranno tutte le performance con giudizi da 1 a 10 che saranno sommati a quelli della “giuria popolare”.

Il nostro spettacolo Tizio, Caio e Sempronia, ovvero due pacchi e una ragazza, è il quarto a dover andare in scena su 5. Arrivati, veniamo a conoscenza che il quinto gruppo non è potuto venire quindi diveniamo di fatto gli ultimi. Inizia la rassegna, Rosario Galli, presidente della giuria e autore teatrale presenta la serata: si tratta di uno spazio nuovo che inizia la programmazione piena questa stagione con l’intenzione - da kamikaze ma inevitabile, se si ama il teatro come i due soci del TeatroLoSpazio.it (Alberto Bassetti e Francesco Verdinelli)- di dedicare un luogo alla diffusione della giovane drammaturgia italiana, troppo spesso reclusa, per motivazioni economiche, nel cassetto da cui il presente concorso vuol far emergere autori in erba. Progetto di tutto rispetto e se c’è dell’onestà e della passione si può sfidare le leggi del mercato per quelle del cuore. Anche noi facciamo il nostro e siamo qua a partecipare.

Tutto fila liscio ma la tensione sale. Nel primo corto, Adieu...adieu! recita il tecnico del teatro che ci ospita (risultando tra l'altro il più naturale). Purtroppo dura più del previsto e dunque, per le suddette leggi, cala il buio ed il silenzio su un finale che nessuno vedrà mai se non la nostra immaginazione ricalcando le parole dell’autore che prosegue, intervistato, nel racconto di ciò che ci siamo persi. Niente di più triste per una performance teatrale. Un coito interrotto sul più bello che mi fa sghignazzare pensando al mio pacco superiormente dotato… Salto la seconda performance, sicuramente degna di attenzione e passo al terzo corto. ’Na storia de borgata ha per protagonista un attore molto bravo. Le risate sono tante, il pubblico apprezza ed applaude, come è logico che sia quando gli amici presenti sono molti. E’ il nostro turno, la tutina verde attillata mette bene in mostra il mio fisico da pastasciuttaro e il tanto decantato pacco... lo spettacolo fila liscio, tra risate iniziali e pubblico freddo alla fine.

Iniziamo a cambiarci ed il pubblico consegna le sue schede. Usciamo e ci fa piacere che i colleghi ci facciano i complimenti per la follia del nostro lavoro. Dopo qualche minuto ci chiamano perché sono pronti i risultati. Iniziano così a snocciolarci i voti del pubblico (tutti amici che si autovotano, noi compresi): prendiamo 11, i primi a cui hanno spento le luci 10, i terzi come previsto 45. Sono loro i favoriti.

Ma ecco il cilindro.

Il primo gruppo il cui finale si è perso nelle tenebre, conquista dalla giuria ben 50 voti su 50, il massimo nonostante non l'abbiano nemmeno portato a termine!!
E, pensate, sono così piaciuti alla giuria da dare uno stacco ai secondi di 35 punti. Infatti 'Na storia de borgata conquista 15 punti, pochissimo, se consideriamo che non è nemmeno la sufficienza: ogni giurato ha a disposizione un range da 1 a 10. Se i giurati sono 5 ottenere 15 voti vuol dire una media di 3 voti a testa, nemmeno la sufficienza… Ma tanto basta per non fare infuriare nessuno e mettere i più d’accordo con ben 2 finalisti che hanno ottenuto 60 voti ciascuno!

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa la giuria tecnica di questa mia considerazione, dato che non si sono presi la briga di motivare i voti dati. Perché tutta questa differenza nel loro punteggio tra i due testi che alla fine hanno pareggiato? Tra i 50 voti del primo ed i 15 del terzo? Perché piena unanimità su un corto che non è terminato e che dunque non avete potuto pienamente valutare? Eppure le regole parlavano chiaro... a qualcuno.
Giuria di sabato 26 luglio: CRISTINA AUBRY, CINZIA MONREALE, PIERPAOLO PALLADINO, CARLO PRINZHOFER, FRANCESCO VERDINELLI (dal sito TeatroLoSpazio.it)
Quando l'obiettivo è la promozione della drammaturgia il tempo da dedicare alle spiegazioni della vittoria e della sconfitta non è mai perso e anzi serve a tutti per chiarire e chiarirsi le idee.

Interpretare corti teatrali dà grande soddisfazione e mi diverte moltissimo perché ho la possibilità di assistere contemporaneamente anche ai lavori dei miei colleghi, dando libero sfogo al confronto, alla critica, alla solidarietà. La sconfitta è gradita quando significa aver assistito ad altri spettacoli ben fatti ed è ben accetta quando l'onestà intellettuale la muove.

Non è vero che tutto il teatro è bello e buono!

Pubblicato su TeatroTeatro.it - vedi articolo

postato da: teatroteatro alle ore 16:05 | link | commenti (1)
categorie: articoli
martedì, 03 giugno 2008

Festa delle scuole: i vincitori 2008

festa delle scuoleLa redazione di TeatroTeatro per la terza volta è chiamata a decretare i vincitori della rassegna che il XIX municipio organizza ormai da 16 anni. In collaborazione con l’associazione Psicanalisi Contro seguiamo la crescita artistica di innumerevoli attori in erba. Doveroso dopo tre anni tentare un bilancio.

Il teatro fa bene. Il teatro unisce, responsabilizza, diverte, libera aiutando l’individuo a mostrare le sue mille sfaccettature. Ma non può essere ahimé una materia scolastica. Ogni volta che l’arte viene percepita come un percorso obbligato, l’allievo non può fare altro che prendere le distanze da essa. Ed è per questo che nonostante la crescita evidente della capacità dei ragazzi di stare su un palcoscenico, la disponibilità con la quale accettano le sue regole, la disciplina grazie alla quale è possibile portare in scena anche tre lavori nella stessa sera, ci sembra che manchi ancora qualcosa per rendere più accattivante questi allestimenti. Ci piacerebbe, come giurati e come spettatori, essere sorpresi da tematiche più vicine ai ragazzi, da soluzioni più originali da loro suggerite, insomma se tutto il mondo è un palcoscenico, sarebbe interessante osservarne uno nuovo, diverso, irriverente, incontenibile, esplosivo, che difficilmente possa essere inserito nei canonici schemi scolastici.
L’ambizione di fare uno spettacolo che può tenere incollati alle poltrone grandi e piccini può muovere ulteriori energie, liberare grandi risorse, permettere ad operatori, insegnanti e allievi di incamminarsi su sentieri impervi, mai battuti, dove abbandonarsi, perdersi, per poi ritrovarsi cambiati alla chiusura del sipario.

Complimentandoci per l’impegno, la dedizione, la pazienza e l’amore che riservate a questa arte che per noi è pane quotidiano, nella speranza di avere, con le nostre recensioni, captato le vostre intenzioni, sottolineato sfumature, criticato particolari per spingervi coraggiosamente all’attacco, passiamo ai premiati di questa sedicesima edizione:


I vincitori di questa sedicesima edizione della festa delle scuole sono:


per la categoria elementari abbiamo due vincitori: il primo è stato scelto per l’allestimento innovativo mentre l’altro sarà premiato per la capacità degli attori di misurarsi con un testo vero e proprio



il Circolo Didattico Alberto Sordi con
La vera storia di Roma

Il ritmo con il quale si susseguono i quadri, l’intervento secco e mai moraleggiante della narrazione, la divertita e consapevole interpretazione dei bambini, che non deborda mai in risate che tradiscono l’emozione, fanno dell’allestimento della scuola Alberto Sordi uno spettacolo a cui abbandonarsi senza il timore di ritrovare, nelle parole dei piccoli, l’incompresa frustrazione dei grandi.

I.C. Giacomo Leopardi / primaria con
I pifferai di Hamelin


Si creano delle scenette tra i vari personaggi, spiritose ed aggraziate, mai eccessive, in cui i ragazzi sembrano entrare in un gioco tra di loro, attentissimi a rispettarne le regole, senza per questo trascurare l’aspetto emotivo, la complicità con i compagni, il divertimento. Nel complesso lo spettacolo è ben costruito, ha una sua dinamica molto chiara e precisa e dei personaggi ben caratterizzati: è un ottimo trampolino per far entrare i ragazzi nel magico mondo del teatro.

per la categoria medie: Scuola media statale Sacchetto con
Appetito d’altri tempi


A guidare il pubblico in questo paradosso temporale, un coro di ragazzi e due frizzanti e promettenti interpreti: una clessidra ed un orologio a pendolo, due attrici giovanissime ma che dimostrano molta confidenza con il palco e nessun timore del pubblico. Il testo vuole dare valore alle abitudini alimentari più sane, in ogni epoca e famiglia. Non è facile, spesso, coniugare messaggi formativi all’intrattenimento ma, grazie anche alle buone idee della regia, lo spettacolo riesce tenendo al tempo stesso alta l’attenzione del pubblico per tutta la sua durata.

per la categoria superiori alla quale hanno partecipato ahimé solo due spettacoli, premiamo quello che, nonostante la semplicità e gli ammiccamenti ad un pubblico più televisivo che teatrale, raccoglie un gradimento maggiore. Il concorrente, seppur con un obiettivo più difficile, confrontandosi con testi classici sicuramente più interessanti, si dilunga per più di due ore perdendo appeal e possibilità di mantenersi accattivante per l’intera durata dello spettacolo.
Premiamo dunque
I.I.S. Via Lombroso, 120 (Cartesio-Luxemburg)
Moza de Mbico


La tematica sociale viene esposta con semplicità ed immediatezza, grazie alla freschezza dell’espressività dei giovani attori, sempre misurati ed attenti.
Molto buono il ritmo dello spettacolo, cha ha piacevolmente intrigato il pubblico in sala.
Buono l’utilizzo del corpo e del movimento in alcune scene ove il parossismo degli attori, in preda ad una partitura espressiva piena di gesti reiterati, rende bene il senso del fenomeno dell’omologazione.
Divertenti ed ironiche alcune individualità, in cui si notano una varietà potenziale di registri e caratteri.

Nel darvi appuntamento al prossimo anno cogliamo l’occasione per spronare tutte le rappresentanze scolastiche a fornire più mezzi, più spazio e più ore al teatro nelle scuole, a portare i ragazzi a vedere i classici e soprattutto gli autori contemporanei.
L’invito per gli operatori e gli insegnanti è di liberarsi sempre di più dalle ipocrisie della società e di affrontare sinceramente il palcoscenico, luogo ideale dove continuare a cercare la verità.



Andrea Monti

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categorie: festa delle scuole
lunedì, 02 giugno 2008

Moza de Mbico

festa delle scuoleUna storia che è quella di sempre: “efficienza, produzione, sfruttamento, denaro. Molto denaro”. Su queste basi si muovono i ragazzi del laboratorio teatrale dell’istituto Cartesio – Luxenburg che hanno inteso indirizzare la loro attenzione e il loro lavoro verso il fronte sociale, attraverso la vicenda della corruzione, o del tentativo fortunatamente sventato di soggiogare uno qualsiasi dei Moza de Mbico, di cui lo spettatore stesso può sentirsi comodamente cittadino.

I testi, di Scannavino e Donzella, sono molto semplici, e spesso sulle parole prevale la forte simbologia delle movenze dei personaggi e delle scene corporali in genere, curate attraverso la regia dello stesso Scannavino e le coreografie di Rossella Saponaro.

Il percorso del protagonista, dalla pura inconsapevolezza alla riappropriazione cosciente di sé, passando per la schiavitù della dipendenza, dell’asservimento, che sia ad una droga, al denaro o al vacuo senso di potere, è nient’altro che il passaggio che la terra stessa deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza della deformazione e alla necessità di un ritorno al ritmo naturale. La morale complessiva è un po’ la classica: solo l’amore, e ovviamente le ossa di pollo, possono liberare il mondo dall’assuefazione alla ignoranza.

Le scene di massa, fondamentali per la resa dello spettacolo, che si incarica chiaramente di cercare un contatto con il pubblico, sono molto esplicative, non a caso la rappresentazione prende il via proprio da una di queste, in cui scuri automi con movenze da video gioco si scambiano cartelline identiche e si trasmettono il”morbo”della produttività con strette di mano contaminanti. Ad ogni scena ne è correlata una strettamente corporale, così quella dei balli campestri, neanche troppo africani, ma esplicativi, o quella con cerchi-catene che attanagliano e irrigidiscono le menti sotto una musica assordante. Molte e tra le più varie sono le simbologie che si nascondono, e neanche tanto, dietro autobus stracolmi o burocrati depressi che i ragazzi hanno interpretato divertiti e abbastanza disinvolti.

Tra gli interpreti si può evidenziare di sicuro qualche individualità, seppure non tanto seguita da poter evitare scene con forte retrogusto imitativo che, dato il potenziale, fanno scappare qualche: “peccato…”. La presa di consapevolezza che porta al finale è assai immediata, forse un po’ “tele filmica”, ma di sicuro impatto sul pubblico, che ha seguito lo spettacolo divertito e partecipe.

(Ofelia Sisca)


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sabato, 31 maggio 2008

La leggenda del lago di Eco

festa delle scuoleI ragazzi si mettono seriamente alla prova, concentrandosi e dando vita ad uno spettacolo limpido, vivace, simpatico.
Ci sono dei piccoli trucchi, semplici ma efficaci, che rendono l’opera scorrevole, divertente, originale, come la trasformazione, proprio sotto gli occhi del pubblico, di una vecchietta in una maga, o la scomparsa improvvisa dei personaggi.

Nonostante l’emozione e qualche lieve caduta di ritmo, i giovani attori sono precisi e sempre molto presenti, si muovono sulla scena dando il meglio di sé, sorprendendo il pubblico e, forse, anche loro stessi, per le capacità inaspettate e finora sconosciute tirate fuori.
Si nota anche un buon affiatamento del gruppo ed una curiosità per il lavoro dei compagni, tanto che la tentazione di affacciarsi sulla sena anche quando non è il momento di entrare è irresistibile. Ma sono particolari che non disturbano e rendono lo spettacolo molto umano.

La storia semplice e comune permette comunque di divertirsi con delle battute spiritose e di costruire dei personaggi resi particolari dalle interpretazioni di ogni ragazzo.

I costumi e gli oggetti giganti di gomma piuma che compaiono, come dei piccoli aiuti sulla scena, riportano ad un’atmosfera da teatro professionista, ma allo stesso tempo hanno un tocco di fantasia in più, per guarnire il tutto.

Il finale è un momento di aggregazione, una festa attesa fin dall’inizio dello spettacolo: i ragazzi ballano, insieme, spontanei e liberi, dissolvendo ogni tensione. Sono coscienti di avere superato brillantemente la prova del primo spettacolo e si lasciano andare ad un allegro trenino danzante, liberatorio.

(Silvia Antonelli)

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categorie: festa delle scuole

Il cacciatore più veloce del leone che ha ingoiato la tempesta

festa delle scuoleUn’allegra e vivace banda di piccoli attori entra in scena e riempie l’ambiente di colore ed entusiasmo. La storia del veloce cacciatore, che, su invito di un anziano del suo villaggio, entra nella casa dei mostri per rubare loro delle ali, diventa uno spunto per iniziare una festa collettiva: l’emozione è forte ma i giovani attori riescono comunque a divertirsi.

Naturalmente, vista la loro giovane età, è del tutto normale e giustificabile che le battute a volte vengano sussurrate e si abbiano momenti di incertezza, forse in parte superabile con un po’ più di esercizio. Ma ciò che colpisce è l’entusiasmo e la forza che mettono i ragazzi in scena: se uno di loro sbaglia o non si ricorda una battuta, ecco subito accorrere tutti i compagni in coro con un bisbiglio di suggerimenti.

Ci tengono a far divertire il loro pubblico e sono perfettamente coscienti dei momenti ben riusciti dello spettacolo e di quelli non esattamente perfetti, in cui si sarebbero potuti impegnare di più.
Sembrano seguire tutto lo spettacolo con due atteggiamenti diversi: da una parte il senso critico, che non manca loro, verso se stessi e verso i compagni, anche se quando si accorgono di aver sbagliato alla fine prevale il sorriso, come per scusarsi dell’errore con il pubblico; dall’altra il desiderio comunque forte di divertirsi, ridere e far ridere.

Sicuramente sotto questo aspetto lo spettacolo offre loro moltissime possibilità, per la serie di personaggi divertenti che presenta: i cani, fedeli amici del protagonista che arrivano all’arrembaggio camminando carponi a terra e facendo, a loro modo, festa, coniugano esigenze sceniche con il desiderio dei bambini di giocare.
La stessa cosa vale per i mostri, ognuno dei quali è rappresentato da tre bambini sotto un unico lenzuolo: anche loro gridando e sbattendo i piedi danno modo ai giovani artisti di esprimersi andando contro le regole a cui sono abituati, di non far rumore o non parlare tutti insieme, per esempio.

Le imperfezioni dei ragazzi sono così colmate dal loro divertimento naturale e dalla loro ironia.
I costumi inoltre danno un tocco originale allo spettacolo.

(Silvia Antonelli)

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venerdì, 30 maggio 2008

Felici di essere amici

festa delle scuoleChe cos’è la felicità. Non è forse questa una delle incognite su cui l’uomo si interroga più spesso nell’arco della vita? I bambini nella loro consueta semplicità/specialità ci pongono per l’ennesima volta davanti a questo dilemma insoluto, ma con la capacità di condurci nei meandri dei dubbi di sempre con la bramosia dell’occhio nuovo, o sempre piacevolmente riscoperto, di chi, uso parole non mie, viaggia per il puro piacere di viaggiare, di chi si butta a capofitto nella ricerca, godendo del profumo della felicità e accettando le spine di rosa che lo accompagnano, fino ad approdare alla consapevolezza che il percorso che si è intrapresi è il vero punto d’arrivo.

Tramite elementi naturali di ogni sorta i bambini delle seconde classi dell’istituto Pio La Torre hanno impartito una lezione alla platea, espressione mai così appropriata dato l’ambiente che racchiude la rappresentazione, una classe tipo, forse proprio quella in cui i bambini trascorrono gran parte delle loro giornate, su cosa sia la felicità e lo hanno fatto attraverso un percorso empirico tra LE felicità, piccoli tasselli che compongono la realtà quotidiana, nient’affatto superflui nel tragitto che porta alla comprensione.

Nella cornice generale dell’aula scolastica, all’interno della quale si introduce e si tirano le fila della storia, si innesta la messa in scena vera e propria, brevissime e numerose escursioni dei protagonisti, una banda di topini curiosi, ora in prati fioriti ora in campi di grano venendo a contatto con personaggi cardine della letteratura infantile, come essi stessi lo sono, e tra volpi, galli e galline arrivano ad un finale che è ancora più lieto dal momento che passa, dato il malore di uno dei personaggi, per il senso del tragico e della perdita. Il tutto condito con non pochi ammiccamenti al pubblico e divertiti esperimenti di ironia sottesa.

A volte frammentaria la costruzione delle scene con cambi netti e spesso scollegati, è tuttavia apprezzabile il lavoro delle maestre che hanno preparato i molti bambini nelle parti recitate, ma anche nelle coreografie e soprattutto nei pezzi cantati. I piccoli interpreti infatti possono avvalersi del plauso di essere stati tra i pochi, per non dire pochissimi, ad aver cantato quasi completamente senza voci registrate di sottofondo i pezzi che accompagnavano le scene; dei piccoli folletti intonati e serissimi seppur divertiti e non demotivati dalle piccole dafaiances, che con cappelloni “difficili” hanno accompagnato i loro amici-attori in questo assaggio di palcoscenico.

(Ofelia Sisca)

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categorie: festa delle scuole

Il gatto e la gabbiana

festa delle scuoleUn gatto di casa fa amicizia con una gabbiana morente e le promette che sarà lui ad occuparsi dell’uovo che questa lascerà al mondo; l’uovo diverrà una nuova piccola gabbianella che riconoscerà, nel gatto, la sua mamma; da questo momento il gatto Zorba e i suoi amici del quartiere faranno di tutto per insegnarle il volo e, con l’aiuto di un umano prescelto, finiranno per indicarle il cielo dove finalmente il giovane uccello prenderà il largo. Tutto questo dietro il lavoro di M. T. Pinotti, Laura Pasquarelli, Cesare Carotenuto che hanno curato l’adattamento scenico dal testo quasi omonimo di Luis Sepulveda ed insieme le musiche originali de Il gatto e la gabbiana.

Il lavoro mi pare garbato: muovono da un testo molto noto e ne costruiscono un allestimento calzante, adatto a un laboratorio di scuola primaria, mantenendo inalterato ed anzi rafforzando l’impianto morale che sottace al testo: la fraternità, la solidarietà, sono valori che questi bambini con il teatro sapranno senza dubbio imparare e ne faranno tesoro. Il testo si avvale inoltre di musiche e canzoni piacevoli, che ne danno una discreta impressione d’insieme.

Tuttavia la resa finale risulta un po’ scarica, raramente si riesce a creare complicità. Quella magia che coinvolga il pubblico “dentro” lo spettacolo, ridotto un po’ ai margini di ciò che resta una recita scolastica. Dunque il giudizio è di una pièce un po’ approssimativa, sempre in bilico fra una battuta e il silenzio – troppo lungo – che attende la successiva. Forse, e ne sono convinto, con un po’ di lavoro in più, un rodaggio più lungo e duraturo, questo testo sarà pronto per affrontare il palcoscenico.

Infine buono l’uso della scenografia che mi pare credibile, fresca e molto colorata, realizzata con quinte di cartone su cui la mano dei ragazzi si vede; buoni anche i costumi, adatti all’atmosfera che si vuole creare; buono inoltre l’affiatamento generale: i bambini non si prevaricano, sanno concedersi la battuta, si riprendono quando hanno sbagliato e hanno già capito che, in ogni modo, lo spettacolo deve andare avanti.

(Simone Nebbia)

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categorie: festa delle scuole
mercoledì, 28 maggio 2008

Il piccolo principe

festa delle scuoleAntoine de Saint-Exupéry non lo scrive mai all’interno del suo libro, ma è chiaro che il Piccolo principe di cui parla è un bambino. Non è un caso che spesso si attribuiscano allo sguardo dei più piccoli le migliori osservazioni della realtà. Scevri da pregiudizi, sovrastrutture mentali e sociali, spesso i giudizi dei bambini sono quelli più ancorati alla realtà delle cose, emettitori di osservazioni che riescono a dare il giusto peso ad avvenimenti e situazioni della vita reale.

L’aver portato in scena un adattamento di questo che è uno dei libri più apprezzati dagli adulti, proprio perché attraverso un linguaggio semplice e metafore dirette, riesce a ben inquadrare il vero senso della vita, è senza dubbio un bel punto di partenza per una seconda elementare. Chi meglio dei suoi giovanissimi studenti può rappresentare i mondi fantastici narrati dal piccolo principe tenendo stretto il loro legame con la realtà? Obbligati a dare un piccolo ruolo a tutti i partecipanti, spesso gli insegnanti che si trovano a dover organizzare una rappresentazione teatrale, decidono per l’interpretazione di più bambini per lo stesso personaggio (quando questo ha un gran numero di battute). In questo caso la scelta assume però anche altri significati. Tutti i bambini sono piccoli principi, non è il mantello che li caratterizza, ma la loro giovane età, l’incapacità (si spera) di cominciare ad appiattire i propri pensieri su quelli spesso di plastica che emergono dalla società contemporanea.

Seppur con qualche difetto di organizzazione e penalizzato dal basso tono di voce con cui tutti i piccoli attori recitano le proprie battute (che rende difficile la comprensione a spettatori seduti oltre la quarta fila), lo spettacolo portato in scena dalla seconda elementare del 297° Circolo Didattico di Via Assarotti, trasuda entusiasmo e ben veicola un messaggio che dovrebbe esser proprio ad ogni tipo di spettatore. Sperando che quel “Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza”, con cui finisce l’opera di Saint-Exupéry, non continui a cogliere troppo nel segno.

(Andrea Gerolamo D'Addio)


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The body in the library - C'è un cadavere in biblioteca

festa delle scuolePresentato ed intervallato dalle considerazioni di due giovani attrici in erba, voci narranti di questo giallo, il caso di The body in the library si apre quasi subito con il ritrovamento del cadavere nella biblioteca, da cui lo spettacolo prende nome. Non sono, però, le forze dell’ordine ad intervenire ma semplicemente un’astuta investigatrice, versione nostrana e parossistica della celebre Miss.Murple, protagonista dei numerosi lavori targati Agatha Christie. Accanto a lei una giovane nipote che, così come tradizione del genere vuole, finirà per essere la più classica delle “aiutanti”, pronta a lanciare quasi per caso qualche considerazione che, come di consueto, contribuisce alla risoluzione del caso.

Accanto a questi due personaggi legati in modo stereotipato al genere, una serie di indiziati ma ciò che più colpisce lo spettatore, sin dalle prime battute degli interpreti, è il bilinguismo del loro testo: questo, infatti, è stato elaborato dagli studenti stessi ed è stato scritto per metà in italiano e per metà in inglese. Oltre a dimostrare un certo virtuosismo linguistico dei ragazzi, le battute in inglese sono certamente utili a ricreare l’atmosfera giusta per un giallo ambientato in Inghilterra, tuttavia il suddetto escamotage linguistico rallenta il ritmo delle battute, in quanto, pur trattandosi di un inglese sicuramente molto semplice e commisurato alle competenze dei ragazzi, è una prova abbastanza ardua per degli attori alle prime armi. Ricordare e ripetere più lentamente la battuta più complessa o inciampare sulla punta della propria lingua è più che naturale, anche se i giovani interpreti sono stati abbastanza sciolti nel passaggio dall’uno all’altro registro linguistico.

In generale, lo svolgersi degli eventi appare un po’ troppo lento e rischia di perdere l’attenzione degli spettatori. Gli autori/attori dello spettacolo hanno voluto davvero osare molto, scegliendo un genere già di per sé complesso ed affrontando la sfida linguistica, anche per questo è lodevole il loro impegno e, al di là dei risultati dell’oggi, fa ben sperare nel domani dei ragazzi.

(Beatrice Moraldi)

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postato da: teatroteatro alle ore 09:12 | link | commenti (7)
categorie: festa delle scuole

Appetito d’altri tempi

festa delle scuoleLe lancette dell’orologio cominciano a girare alla rovescia o, per meglio dire, in senso antiorario: gli studenti della scuola U. Sacchetto cominciano così il loro viaggio nel tempo, il quale permetterà, tra l’altro, l’improbabile incontro tra una famiglia comune dei nostri giorni ed il proprio alter ego proveniente niente meno che dall’antica Roma. A guidare il pubblico in questo paradosso temporale, un coro di ragazzi e due frizzanti e promettenti interpreti: una clessidra ed un orologio a pendolo, due attrici giovanissime ma che dimostrano molta confidenza con il palco e nessun timore del pubblico. Le due interpreti, per altro, si lanciano anche in qualche breve coreografia, montata da loro stesse, che le fa somigliare a delle piccole show-girl dotate (si oserebbe dire) di più grinta ed entusiasmo di alcune loro colleghe già viste in tv.

L’incontro tra i due nuclei familiari è divertente e ben studiato, reso piacevole da scambi veloci di battute, a volte nobilitate nientemeno che dall’uso di stralci di lingua latina. I costumi di scena sono anch’essi efficaci, pur nella loro semplicità, ed aiutano a riportare la mente all’impero romano, adattandosi al tempo stesso alle esigenze dei ragazzi in scena. Lì dove non arrivano i costumi, poi, arriva il supporto audio: l’ingresso trionfale del capofamiglia romano, per esempio, viene spesso accompagnato da un motivetto inconfondibile, ovvero la celebre colonna sonora della pellicola Il gladiatore, un particolare piccolo ma molto apprezzato dal pubblico adulto e non.

Il testo, scritto dal Dr.Spigone con intento educativo, nasce con lo scopo di far capire anche ai più giovani quali sono le abitudini alimentari più sane, in ogni epoca e famiglia. Non è facile, spesso, coniugare messaggi formativi all’intrattenimento ma, grazie anche alle buone idee della regia, lo spettacolo riesce nel suo scopo, riuscendo al tempo stesso a tenere alta l’attenzione del pubblico per tutta la sua durata.

(Beatrice Moraldi)


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postato da: teatroteatro alle ore 09:05 | link | commenti
categorie: festa delle scuole